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Parallele smascherate

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res publica MICRONAZIONE DI LIBERTA'
view post Posted on 28/3/2009, 19:33Rispondi
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level 3: ditina molli

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 1/8/2009, 15:04


RES PVBLICA S.P.Q.R: MICRONAZIONE DI LIBERTA'

MICRONAZIONE SOVRANA
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RES PVBLICA S.P.Q.R. REPUBBLICA ROMANA

www.respublicaspqr.altervista.net
http://respublicaspqr.forumcommunity.net


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Alla comunità di tutto il forum!

Sono un cittadino della micronazione Res Publica SPQR Repubblica Romana! Cos'è? E' una micronazione, ossia una comunità formata dall'associarsi spontaneo di alcune persone al fine di creare la propria nazione ideale.
Siete stanchi della politica corrotta? Della falsità? Delle ingiustizie? Le insegne imperiali di Res Publica, micronazione della libertà, sono il miglior modo per uscire dall'oscurità di un mondo corrotto ed entrare in una comunità di gente libera, che si sente libera, che vive con le proprie istituzioni e aspira all'indipedenza.
La nostra micronazione si fonda sulla antica Repubblica Romana e universale come quest'ultima invita tutti coloro che aspirano ad una vera libertà ad entrare nelle sue fila.
Perché il messaggio di Roma, il messaggio di vera gloria, vera nobiltà e virtù ancor non si è spento. Non si è spento perché il suo pensiero razionale ancora vive e continua vivere, giacché Roma non è un luogo ma essenzialmente un idea.
E come passò in tutta la sua storia, copiata da Imperatori alquanti improbabili e Rivoluzioni più o meno illuministiche, Roma invece vive. E noi la serviamo ancora oggi, convinti di vivere liberamente sotto le sue insegne.

Anche tu entra nella nostra micronazione; potrai partecipare alle attività culturali, sociali e comunitarie. Le ampie attività culturali permettono il distacco dai pregiudizi sociali, dove ognuno è un uomo nuovo.
Le attività sociali, innumerevoli, che permettono di affermarsi e fare carriera all'interno della società quirita, dove ognuno può fare strada secondo il suo merito.
Inoltre è possibile aprire attività con sede all'interno del forum: attività classiche quali circoli musicali, sportivi, di disegno ecc... ma anche più impegnativi come giornalismo, editoria, circoli religiosi, modder di giochi, informatica, radio e comunque comunità di gioco su rete.
La Res Publica è una macchina attiva che aspetta che tutti vi portino il proprio apporto.

Inoltre vi sono le attività politiche: fondare un partito e partecipare alle elezioni politiche semestrali è un attività alquanto soddisfacente che porta all'affermarsi di stesso e permette di influenzare le linee guide della micronazione a seconda della propria ideologia.
Esistono diversi partiti, che si contendono il governo della Res Publica.

Dunque, UNITEVI.

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Iscrizioni - Ideologia e Statuto



Discorso del 10 Giugno 1940

Combattenti di terra, di mare e dell'aria! Camicie nere della rivoluzione e delle legioni! Uomini e donne d'Italia, dell'Impero e del regno d'Albania! Ascoltate!Un'ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria. (Acclamazioni vivissime). L'ora delle decisioni irrevocabili. La dichiarazione di guerra è già stata consegnata (acclamazioni, grida altissime di "Guerra! Guerra! ") agli ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia. Scendiamo in campo contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dell'Occidente, che, in ogni tempo, hanno ostacolato la marcia, e spesso insidiato l'esistenza medesima del popolo italiano .

Alcuni lustri della storia più recente si possono riassumere in queste frasi: promesse, minacce, ricatti e, alla fine, quale coronamento dell'edificio, l'ignobile assedio societario di cinquantadue stati.La nostra coscienza è assolutamente tranquilla. (Applausi). Con voi il mondo intero è testimone che l'Italia del Littorio ha fatto quanto era umanamente possibile per evitare la tormenta che sconvolge l'Europa; ma tutto fu vano.
Bastava rivedere i trattati per adeguarli alle mutevoli esigenze della vita delle nazioni e non considerarli intangibili per l'eternità; bastava non iniziare la stolta politica delle garanzie, che si è palesata soprattutto micidiale per coloro che la hanno accettate; bastava non respingere la proposta che il fuhrer fece il 6 ottobre dell'anno scorso, dopo finita la campagna di Polonia.Oramai tutto ciò appartiene al passato. Se noi oggi siamo decisi ad affrontare i rischi ed i sacrifici di una guerra, gi è che l'onore, gli interessi, l'avvenire ferramente lo impongono, poiché un grande popolo è veramente tale se considera sacri i suoi impegni e se non evade dalle prove supreme che determinano il corso della storia.

Noi impugniamo le armi per risolvere, dopo il problema risolto delle nostre frontiere continentali, il problema delle nostre frontiere marittime; noi vogliamo spezzare le catene di ordine territoriale e militare che ci soffocano nel nostro mare, poiché un popolo di quarantacinque milioni di anime non è veramente libero se non ha libero l'accesso all'Oceano.Questa lotta gigantesca non è che una fase dello sviluppo logico della nostra rivoluzione; è la lotta dei popoli poveri e numerosi di braccia contro gli affamatori che detengono ferocemente il monopolio di tutele ricchezze e di tutto l'oro della terra; è la lotta dei popoli fecondi e giovani contro i popoli isteriliti e volgenti al tramonto, è la lotta tra due secoli e due idee.Ora che i dadi sono gettati e la nostra volontà ha bruciato alle nostre spalle i vascelli, io dichiaro solennemente che l'Italia non intende trascinare altri popoli nel conflitto con essa confinanti per mare o per terra. Svizzera, Jugoslavia, Grecia, Turchia, Egitto prendano atto di queste mie parole e dipende da loro, soltanto da loro, se esse saranno o no rigorosamente confermate.

Italiani!

In una memorabile adunata, quella di Berlino, io dissi che, secondo le leggi della morale fascista, quando si ha un amico si marcia con lui sino in fondo. (" Duce! Duce! Duce!"). Questo abbiamo fatto e faremo con la Germania, col suo popolo, con le sue meravigliose Forze armate.In questa vigilia di un evento di una portata secolare, rivolgiamo il nostro pensiero alla Maestà del re imperatore (la moltitudine prorompe in grandi acclamazioni all'indirizzo di Casa Savoia), che, come sempre, ha interpretato l'anima della patria. E salutiamo alla voce il Fuhrer, il capo della grande Germania alleata. (Il popolo acclama lungamente all'indirizzo di Hitler). L'Italia, proletaria e fascista, è per la terza volta in piedi, forte, fiera e compatta come non mai. (La moltitudine grida con una sola voce: "Sì! "). La parola d'ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti. Essa già trasvola ed accende i cuori dalle Alpi all'Oceano Indiano: vincere! (Il popolo prorompe in altissime acclamazioni). E vinceremo, per dare finalmente un lungo periodo di pace con la giustizia all'Italia, all'Europa, al mondo.
Popolo italiano!
Corri alle armi, e dimostra la tua tenacia, il tuo coraggio, il tuo valore!
 
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view post Posted on 30/3/2009, 07:35Rispondi
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oh....questa me pare un pò ...ecco...esageratina...così...cioè...un pò tipo apologia...no?!?

insomma, come dice la mia nipotina di due anni...CANCELLIAMO !?!?!?

Un ingegnere non vive: funziona!!

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guidate poco perchè dovete bere

 
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view post Posted on 30/3/2009, 11:26Rispondi
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 25/12/2009, 23:47


...
5 marzo Partenza da Usvatovka alle 8,15 diretti a Slobin. La popolazione, gente anziana e ragazzetti, assiste divertita e soddisfatta. Siamo pezzenti, in gran parte disarmati: “Italianskij kaputt” ci gridano alle spalle. La strada è acciottolata. Per la prima volta non pestiamo più neve. Freddo, sole e vento. Dopo venticinque chilometri si arriva a Slobin: la marcia ci è parsa lunghissima. Sistemazione discreta in un gruppo di isbe lungo la ferrovia. In stazione è ferma una tradotta, con sopra l’artiglieria alpina, che non parte mai. Dal comando reggimento richiedono con urgenza le perdite della 46, giorno per giorno, per una relazione della ritirata. A sera, la tradotta dell’artiglieria è ancora ferma in stazione. Che triste sorte, la nostra! Il 30 gennaio, appena fuori dalla sacca, i tedeschi delle retrovie si divertivano a fotografarci. Era quasi come se il nostro disastro fosse una loro vittoria e ci segnavano a dito con disprezzo. Poveri italiani, gente che ha combattuto e sofferto, che nel cuore porta ancora la visione dei compagni caduti e che oggi si vede derisa, segnata a dito come si segnano i vinti che buttano le armi. I reparti organici, rimasti tali fino ad oggi , non hanno buttato le armi: le armi arrugginite molte volte non sparavano, il gelo dei 45 gradi le inchiodava. Abbiamo sofferto la fame, la vera fame, e stanchezza e torture di ogni genere. Ma quando c’è stato da combattere si è combattuto. Gli onesti, i generosi, hanno salvato l’onore del soldato italiano. Gli alti comandi continuano a scandalizzarsi perché molti soldati hanno venduto le armi, materiali e corredo. Ma Dio santo, non capiscono che questa gente ha fame? Date loro da mangiare, e soprattutto non rubate sulle già povere razioni, poi vedrete che lo scandalo cesserà: non dovrete più minacciare con le pene di morte!
8 marzo Il comando della 46 si è trasferito in un’altra isba, in un fabbricato di legno che sembra una villetta. La guerra ha toccato quasi tutte le famiglie russe. Sovente, squallide fotografie appese ai muri ricordano i nuclei famigliari ora dispersi. Per i giovani, uomini e donne, non esiste altra scelta: vendersi ai tedeschi o finire in Germania. Anche nella nostra isba c’è una famiglia incompleta: un vecchio con due nipotini. Il vecchio ha un atteggiamento riservato, di distacco, forse ci odia, ma non quanto odia i tedeschi. Una sera che si cantava, i due bambini arrivarono fin sull’uscio della nostra stanza. Ma il nonno venne subito a riprenderseli. Parlai al vecchio, volevo che sentissero le nostre canzoni. Insistemmo tutti assieme e i bambini già speravano che il nonno si convincesse. Dopo un attimo, nella stanza accanto, il vecchio e i due nipotini cantavano per noi Stenka Razin, una canzone russa, quasi uguale ad una nostra canzone alpina!
9 marzo Alle 9 adunata del Tirano e lettura degli ordini del giorno del duce e del comando d’armata. Come sempre, Zaccardo non ha peli sulla lingua: di fronte a tutto il battaglione ricorda le cause della tragedia, della ritirata. Parla da galantuomo, dice chiaro e netto che certi ordini del giorno, con le migliaia di morti, congelati, dispersi, sono inutili. “E’ un insulto per i nostri morti parlare ancora di alleanza con i tedeschi: dopo la ritirata i tedeschi sono nostri nemici, più che nella guerra del ’15. Parole semplici, che commuovono. Zaccardo è un coraggioso, con gli alpini è sempre sincero, da molto tempo voleva parlare così. Giornata di sole, ma fredda. Pare che la tradotta dell’artiglieria alpina sia partita. Si dice che stiano caricando il Morbegno. Ogni compagnia dovrà compilare dei “verbali consistenza materiali”. Presto fatto: qualche fucile, che buffetterie, ventidue coperte da campo. Corre voce che in Italia, dopo il periodo contumaciale, ci manderanno in licenza. Rientreremo, poi, ai relativi centri di mobilitazione. L’ordine del giorno di Gariboldi insiste nel dire: “Ricordare e raccontare”! Del corpo d’armata alpino i superstiti sarebbero venticinquemila. Credo che in Italia non conoscano che una minima parte della nostra tragedia. Oggi altre sigarette; ma le sigarette non si mangiano. Le razioni viveri sono sempre scarse. Se si tiene conto che i signori dei comandi continuano a “ zabralare” abbondantemente sulle razioni truppa, si può facilmente indovinare che razza di . . . Supernutrimento stiamo facendo! Da ieri, per ordine del comando reggimento, una corvée di quindici alpini per compagnia rompe il ghiaccio al passaggio a livello. La corvée di battaglione è comandata da un ufficiale subalterno, quella di reggimento da un capitano. Il tutto, è a sua volta, comandato da un caporale tedesco. Gli alpini, più o meno congelati, lavorano a fianco dei civili ucraini. I tedeschi, belli, grassi, paffuti, guardano e comandano: ci trattano come pezze da piedi, perché siamo gente che pieghiamo la schiena appena alzano la voce. Stanotte bombardamento su Gomel.
10 marzo Alle ore 12 adunata, a sorpresa, di tutto il reggimento, con armi e bagagli, come se si partisse. Scopo: tentare il recupero degli oggetti razziati sulle salme degli ufficiali e dei soldati. Rivista accurata, uomo per uomo, svuotando le tasche, gli zaini, gli involti, ma non salta fuori nulla. Sarebbe opportuno che gli alpini facessero un’analoga rivista nelle cassette d’ordinanza che alcuni ufficiali dei comandi sono riusciti a salvare anche da un disastro come quello della ritirata, e nelle varie casse che stanno collezionando: troverebbero le loro razioni di sigarette, di caffè, di tè, ecc. Dalle 16 alle 17, adunata degli ufficiali della Tridentina per la . . . Cerimonia Manaresi. Il tenente colonnello “pancetta”, infagottato nella divisa da . . . Guerra, fa il suo bravo discorso lascia il tempo che trova. Girano il “Film luce”, fotografie, pubblicità da buon prezzo. È l’inizio di una serie di pagliacciate delle quali saremo spettatori e, involontariamente, attori secondari. Abbracci alla “vecio”, roba da 10° alpini. Il colonnello più anziano presenta la forza al tenente colonnello Manaresi e tutti scattano sull’attenti. Il maggiore Zaccardo, insofferente di questa inversione gerarchica, bofonchia. “Ricordare e raccontare”, le parole d’ordine del duce e, quello che più conta, le mele del duce. Cialtroni! Più nessuno crede alle vostre falsità, ci fate schifo: così la pensano i superstiti dell’immensa tragedia che avete voluto. Le vostre tronfie parole vuote non sono che l’ultimo insulto ai nostri morti. Raccontatela a chi la pensa come voi: chi ha fatto la ritirata non crede più ai gradi e vi dice: “Mai tardi. . . A farvi fuori ! “



Nuto Revelli
Mai Tardi (1946)

http://www.iltirano.org/racconti.asp?id=39

ONCE WERE SPARTANS
1/9/2006 - 30/4/2009
Io C'ero...


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2 replies since 28/3/2009, 19:33
 
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